SOLVENTI ,IDROCARBURI E PESTICIDI TRA LE CAUSE CHE SCATENANO IL PARKINSON


“Parkinson, le cifre, quelle poche che si conoscono, dicono che in Italia quattro persone su mille soffrono di questa malattia o di parkinsonismi. Ma l’impressione, dettata dall’esperienza quotidiana , fa ritenere che il numero sia più alto. Non vediamo malati per la strada, salvo qualche paziente all’insorgenza di questo severo disturbo. Una malattia nascosta che è molto invalidante per chi ne è colpito e che rende invalida anche la famiglia che rimane coinvolta, spesso pesantemente, nel dramma che il congiunto vive” Parla, in una conferenza stampa a Roma di presentazione del tolcapone-tasmar, il professor Gianni Pezzoli, presidente dell’Associazione Italiana Parkinsoniani e direttore del Centro Parkinson e dei Disturbi del Movimento degli Istituti Clinici di Perfezionamento a Milano.
Le altre caratteristiche di questo pianeta Parkinson?
“Come ho detto, 4 italiani su mille soffrono di malattia di Parkinson o di un Parkinsonismo. E’ la punta di un iceberg: si stima un sommerso non diagnosticato del 10-15 per cento.L’età media di insorgenza è calcolata al 57° anno. Questo vuol dire che metà dei malati viene colpita quando ancora è un adulto abbastanza giovane.. Sono almeno 13 su mille i malati fra i 65 e i 69 anni e il dato schizza in alto e raggiunge il tetto nella classe d’età oltre gli 80 anni: 15 persone, questa volta su cento, hanno i segni della malattia. Quindi vorrei aggiungere un’altra cifra: i nuovi casi di malattia di Parkinson in Italia vanno dagli 8 ai 12mila di cui il 5 per cento ha meno di quarant’anni. Dalle cifre emerge un dato molto preoccupante: i giovani sotto i quarant’anni con la malattia sono diecimila”
Che differenza c’è fra uomini e donne?
“Si calcola che su cento malati 58 siano uomini e 42 donne. Si ipotizza che quegli uomini che ora hanno più di 65 anni siano stati esposti maggiormente a fattori responsabili della malattia come solventi, idrocarburi e pesticidi.”
Alla base di questa malattia cosa c’è?
“E’ provocata da un alterato ripiegamento delle proteine nel cervello. Mi spiego: le proteine sono fatte di “mattoncini” composti da un aminoacido. Naturalmente, questi mattoni si costruiscono e si demoliscono in continuazione. Quando questa demolizione non avviene correttamente, alcune proteine si accumulano. Il problema è che non riusciamo a sapere perché la demolizione delle proteine non avviene correttamente. Si ritiene che il meccanismo delle proteine, con l’accumularsi, non faccia altro che ingolfare la cellula. Ma c’è anche chi dice che sia la cellula a non star bene al punto tale da non riuscire ad assimilare le proteine che le piovono addosso”.
Come si è arrivati a raggiungere risultati importanti nel campo della genetica?
“Tutto merito di una famiglia di Contursi, in provincia di Salerno. Alcuni anni fa, studiosi di vari Paesi tennero sotto esame una famiglia in cui si erano verificati e continuavano a verificarsi malattie neurodegenerative molto simili al Parkinson. Si scoprì che nel cervello dei componenti di questa famiglia era alterata una proteina, denominata alfa-sinucleina. Questa alterazione non consentiva alla proteina stessa di svolgere il suo ruolo. Il coinvolgimento della genetica spiega ,però,il 30 per cento delle cause di insorgenza . Il Parkinson è una malattia multifattoriale”.
Quali sono gli altri fattori?
“Nell’ambiente non ci sono solo fattori che provocano la malattia come l’esposizione agli idrocarburi, pesticidi, solventi, farmaci come gli antinausea ad azione centrale, gli antipsicotici tipici e in questo discorso potrebbero essere chiamati in causa virus e batteri, ma ci sono anche i protettivi come il caffè e il fumo di sigaretta. Resta inteso che se il tabacco può proteggere dal Parkinson crea danni molto pesanti”.
Torniamo all’ambiente.
“Il peso delle cause ambientali risulta più importante della predisposizione genetica. Si ritiene che la malattia sia il risultato dell’interazione fra numerosi fattori ambientali a cui il paziente è esposto durante la propria vita come sostanze tossiche, farmaci, stili di vita, ecc. Alla fine degli anni Settanta alcuni soggetti tossicodipendenti avevano presentato una malattia molto simile al Parkinson. Questi soggetti si erano iniettati una sostanza, la metil-fenil-tetraidropiridina (MPTP) responsabile di quel quadro clinico. Attraverso ricerche di laboratorio successive si scoprì che l’MPTP danneggia la sostanza nera, la stessa che è danneggiata nella malattia di Parkinson.
L’MPTP è una sostanza semplice simile ad alcuni componenti vegetali che si trovano in natura. La sua formula è simile a quella di molti erbicidi tipo il paraquat. Inoltre il meccanismo con cui l’MPTP danneggia le cellule cerebrali è lo stesso di quello usato dal rotenone, un insetticida che si trova in commercio dagli anni ’70. Queste scoperte hanno indotto a pensare che l’eziologia del Parkinson fosse legata all’esposizione cronica a sostanze come l’MPTP o altre simili che sono presenti nel cibo, nell’acqua, nell’aria o in altre parti dell’ambiente che ci circonda. L’ipotesi ambientale è anche sostenuta da numerose ricerche epidemiologiche che hanno dimostrato come i parkinsoniani siano più esposti a sostanze quali erbicidi o insetticidi oppure hanno svolto attività agricole, hanno bevuto acqua di pozzo (un possibile collettore di pesticidi) oppure hanno vissuto in zone rurali. Ricerche recenti hanno appurato che l’unico fattore di rischio “indipendente” tra i due gruppi è l’esposizione ad erbicidi e insetticidi. Tra le varie neurotossine sono stati individuati anche n-esano e i suoi metaboliti, sostanze comunemente contenute in colle, vernici e benzina, ma anche normalmente presenti nell’organismo umano. In uno studio condotto nel 2000 dal mio gruppo su 990 pazienti affetti da Parkinson, selezionati tra 1.455 soggetti, è stata riscontrata un’esposizione significativa ad idrocarburi nel 20% (188 pazienti)”.
Parliamo del tolcapone-tasmar, fornito gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale.
E’un inibitore delle COMT che sono enzimi che degradano la levodopa. La levodopa è il precursore della dopamina: quando la dopamina viene a mancare nel cervello si innesta la malattia. La dopamina mancante viene sostituita con particolari farmaci, in primo luogo la levodopa. Questa levodopa, che nel cervello si trasforma in dopamina, non è stabile nel sangue, ogni ora e mezza si dimezza quindi il paziente, periodicamente durante la giornata, non avendo più l’aiuto della levodopa, rivede tornare prepotentemente i sintomi. Ricordo che i sintomi sono il tremore a riposo, la lentezza del movimento, l’ipertono muscolare, la postura curva e l’andatura impacciata. In pratica, il tolcapone-tasmar fa star meglio e non di poco il malato che per la degradazione della levodopa nel sangue è andato nuovamente in crisi.. Migliora la sintomatologia dal 71 al 91 per cento dei pazienti dopo tre mesi di trattamento. Inoltre riduce fino al 29 per cento il dosaggio giornaliero di levodopa grazie a un significativo aumento della sua disponibilità. Ha ,però,bisogno di un monitoraggio degli enzimi epatici. Questa sostanza venne bloccata in Europa, alcuni anni fa, mentre ha continuato ad essere prescritta regolarmente negli Stati Uniti (e si sa quanto sia severa l’FDA) e in Svizzera. I problemi sono, però, risultati inesistenti.
Quali sono gli altri effetti del tolcapone-tasmar?
La diminuzione della depressione nel paziente. E’ ben noto che un malato di Parkinson può entrare nel tunnel della depressione rendendo veramente ancor più complicata e complessa la sua quotidianità. Con tolcapone-tasmar, in sintesi, c’è un miglioramento dei sintomi e anche un miglioramento della qualità di vita.

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