shock settico: mortalità ridotta con utilizzo di un kit di diagnosi precoce e l’utilizzo di filtri con Polimixina B

Spesso, nel corso delle infezioni di origine addominale, assistiamo a quadri clinici drammatici che si complicano con uno shock settico non responsivo alle amine e alla terapia antibiotica convenzionale. Il miglioramento della volemia e riduzione dei danni d’organo con una riduzione della mortalità a 28 giorni sono i risultati dell’utilizzo precoce dei filtri con polymixina B in particolare nelle sepsi con gram negative.La capacità di questi filtri di eliminare dal sangue del paziente le endotossine presenti migliora la sopravvivenza e le complicanze delle sepsi maggiori. Questi risultati già evidenziati in uno studio multicentrico sulla sepsi addominale (EUPHAS) ha fornito la base scientifica che oggi è diventata pratica clinica in molti centri di riferimento. A livello clinico elevati livelli di endotossinemia provocano spesso febbre, variazioni nella conta dei globuli bianchi e, in alcuni casi, shock cardiocircolatorio. Tutto questo sarebbe causato dalle endotossine (lipopolisaccaridi – LPS) che sono il maggior costituente delle pareti cellulari dei batteri gram negativi ed è il principale responsabile dell’insorgenza dello shock settico. Il meccanismo molecolare è scatenato dal loro legame con la proteina legante l’LPS (LPB) causando l’attivazione della cascata infiammatoria alla base del danno endoteliale responsabile della sindrome MOFS (Multiple Organ Failure Syndrome) responsabile, in ultima analisi, del decesso del paziente affetto da sepsi. Cruciale a detta di molti esperti è diventata la possibilità di effettuare un test rapido per valutare, in meno di un’ora, l’attività endotossinica su campioni di sangue intero. Infatti attraverso le informazioni fornite dal test si possono stratificare i pazienti in funzione del rischio di sviluppare una setticemia nelle 24 ore successive confermatno la presenza di endotossine da gram negativi (nel 98.6%) oppure di escludere i pazienti in setticemia (e quindi pensare ad altre cause di shock !). Questo permette di impostare eventuali le terapie adeguate e mirate alla neutralizzazione delle endotossine (ad esempio l’utilizzo di filtri con polymyxina B). Iniziare quelle terapie precoci in molti casi possono da un lato ridurre la degenza e i costi ad esso connnessi e dall’altro salvare la vita dei pazienti infatti di sepsi, si muore dieci volte di più che d’infarto ecco perché è importante conoscerla. Diagnosticata con difficoltà, è in realtà una delle malattie più comuni e più mortali. Una infezione killer che uccide in Italia 60 mila persone ogni anno e che secondo alcuni dati scientifici per ogni ora di terapia inappropriata la mortalità sale del 7%.

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