PROPOSTO UN SISTEMA DI VALUTAZIONE DI TUTTE LE STRUTTURE MEDICHE


Istituire un sistema di valutazione delle attività di tutte le strutture mediche. Un set di indicatori valido su tutto il territorio nazionale, per misurare l’effettivo contributo in termini di salute associabile all’intervento medico. Con la possibilità, per i cittadini, di conoscere quali sono le aziende “più brave” ed efficienti nel soddisfare concretamente le esigenze di salute della popolazione. È una delle proposte avanzate dai cinque esperti che hanno partecipato al tavolo tecnico “Etica e informazione in medicina” istituito nell’ambito di Meridiano Sanità – il progetto promosso da Ambrosetti – The European House per delineare un nuovo modello di assistenza sanitaria nel nostro Paese. I cinque “saggi” – Massimo Biondi, psichiatra e docente di Comunicazione in medicina presso l’Università La Sapienza di Roma, Arnaldo D’Amico, giornalista de La Repubblica, Carla Massi, giornalista de Il Messaggero, Ignazio Marino, Direttore della Divisione di Transplantation Thomas Jefferson University Hospital di Philadelphia e Sergio Pintor, Direttore Ufficio Nazionale per la Pastorale della Sanità – hanno illustrato le loro proposte a Roma, nel corso del primo workshop di presentazione dei risultati dei sette tavoli tecnici coinvolti nel progetto Meridiano Sanità con il compito di elaborare proposte su aspetti specifici della sanità italiana.
“Oggi per esempio” afferma Ignazio Marino “si tende a valutare sempre più il lavoro del medico in base al numero di prestazioni eseguite tra visite, esami o interventi. Ma questo non ci dice poi nulla sulla effettiva capacità del medico o della struttura di curare, sulla qualità del rapporto con i pazienti e sull’effettivo miglioramento della loro salute”.
Eppure esistono indicatori, già sperimentati, per misurare la qualità delle cure: “Parametri come il tasso di popolazione over 65 sottoposta a vaccinazione antinfluenzale o il tasso di decessi dei pazienti con infarto entro 60 minuti dall’arrivo al Pronto Soccorso” aggiunge Marino “ci dicono molto sulla capacità di una struttura di garantire un efficace sistema di prevenzione o di prendere in carico per tempo i pazienti in emergenza”. L’attenzione ai pazienti passa anche attraverso una maggiore capacità del medico di comunicare con loro. E va in questa direzione una seconda proposta degli esperti di Meridiano Sanità: istituire un corso obbligatorio di comunicazione medico-paziente al termine del corso di Studi in Medicina
Un’esperienza già collaudata con successo dal professor Massimo Biondi, presso gli specializzandi di Psichiatria e gli studenti di Medicina del Dipartimento di Scienze Psichiatriche e Medicina Psicologica della Università la Sapienza di Roma. “Un intervento formativo sulle capacità relazionali del medico” afferma Biondi “migliora la soddisfazione del malato e la qualità delle cure erogate, poiché il paziente è più motivato, e migliora l’aderenza alle cure con minore abbandono della terapia. Le ulteriori proposte avanzate dagli esperti riguardano la creazione della figura del garante scientifico per le comunicazioni del Ministero della Salute sui temi più delicati relativi alla salute e alla medicina; l’acquisizione del parere delle società scientifiche nella diffusione di notizie relative a innovazioni in campo medico o farmacologico; la responsabilità, anche di tipo penale, del giornalista che diffonde notizie di natura sanitaria false o non verificate; l’introduzione di un’ora settimanale di educazione alla salute fin dalla scuola primaria. Tutte queste proposte, insieme a quelle degli altri sei tavoli tecnici che verranno presentate nelle prossime settimane, confluiranno in un progetto organico di riforma del sistema sanitario elaborato dall’Advisory Board di Meridiano Sanità, di cui fanno parte Umberto Veronesi, Elio Guzzanti, Innocenzo Cipolletta e Giacomo Vaciago .

Commenta per primo

Rispondi