PROGETTAZIONE DIFFERENZIATA DEI FARMACI

Sesso e riproduzione, ma anche cuore e circolazione, metabolismo della più giovane delle ghiandole endocrine (l’osso), fino a quegli aspetti che più di altri interessano il quotidiano del clinico: quelli relativi ai farmaci di genere e alle Agenzie che ne regolano l’€™uso. Sono alcuni degli argomenti affrontati dai massimi esperti della medicina di genere, riuniti a Roma in occasione del congresso Gender and Science, che si è tenuto dal 14 al 16 febbraio.
«Da endocrinologo e andrologo mi sono formato scientificamente, ormai oltre trent’€™anni fa, sul maschio, che allora era territorio nuovissimo per la medicina di genere. Ma ho ben presto realizzato quanto fosse indispensabile allargare alla coppia ogni ragionamento fisiopatologico e terapeutico sulla riproduzione e la sessualità» sottolinea Andrea Lenzi, Professore Ordinario di Endocrinologia dell’€™Università  Sapienza di Roma nonchè Presidente e co-organizzatore del meeting internazionale di Roma.
«Le differenze di genere sono fondamentali quando si identificano le cause dell’infertilità , un disastro sociale che sta assumendo le proporzioni di un’epidemia, e perfino nello studio delle strategie biologiche di seduzione fra sessi, oltre che in molte patologie. Si scopre così che ci sono due osteoporosi, una del maschio e una della donna, che hanno in comune la carenza ormonale ma con differenze notevoli di espressione clinica nei due sessi» prosegue Lenzi.

«Le differenze di genere ci sono anche per quanto riguarda gli effetti dei farmaci. Mai più dovrebbero esserci sostanze farmacologiche sperimentate solo sugli uomini. Al nostro dipartimento abbiamo concluso uno studio sugli effetti di un farmaco come il sildenafil, la famosa pillola blu, sul rimodellamento del cuore ammalato a causa del diabete. Siamo appena partiti con un analogo protocollo specifico per la donna diabetica, proprio per individuare diversità  e somiglianze di genere» conclude Andrea Lenzi.
«Le malattie cardiovascolari da trombosi sono la prima causa di morte e disabilità : in Italia, le donne che ogni anno muoiono per malattie cardiovascolari sono circa 120.000» avverte Flavia Franconi, professore di farmacologia all’€™Università  di Sassari, Presidente e co-organizzatore del meeting. «Nonostante questa evidenza, rimane la tendenza a considerare tale condizione specifica del genere maschile. Per questo motivo la diagnosi spesso sottostimata o avviene in uno stadio più avanzato, la prognosi è più severa ed è maggiore il tasso di esiti fatali».
Inoltre tra i due sessi esistono importanti differenze sia nell’€™età sia nelle caratteristiche di presentazione delle malattie cardiovascolari.
«Le donne con un’€™età maggiore di 75 anni hanno un rischio aumentato di sviluppare fibrillazione atriale, sono più sintomatiche, hanno più ipertensione arteriosa, valvulopatia e scompenso cardiaco» prosegue Franconi.
«Per quanto riguarda la fibrillazione atriale il genere femminile costituisce un fattore di rischio indipendente per ictus e tromboembolia. Nel caso si assuma una terapia anticoagulante, le donne hanno un maggior numero di INR fuori range terapeutico rispetto agli uomini (INR=International Normalized Ratio, cioè l’€™indice che esprime il grado di attività anticoagulante presente in quel momento). Ne consegue un livello di anticoagulazione non ottimale. La popolazione femminile merita quindi una speciale attenzione e un trattamento differenziato in confronto alla popolazione maschile affetta dalle stesse patologie, per evitare che nell’arco di pochi decenni il genere femminile sia maggiormente colpito da malattie cardiovascolari con pesanti costi economici e sociali».
Durante il congresso si è parlato anche di farmaci di genere. Recentemente l’€™Aifa, l’Agenzia italiana del Farmaco, ha pubblicato un documento in cui “ritiene utile sensibilizzare le Aziende farmaceutiche nell’ambito della presentazione di documentazione regolatoria (inclusi i dossier di registrazione) a effettuare anche l’elaborazione dei dati disaggregati per genere, in maniera tale da evidenziare le eventuali differenze€. L’Agenzia convinta che quanto sopra indicato possa consentire una conoscenza sempre più approfondita sulle nuove terapie, nell’obiettivo di offrire a tutti i pazienti terapie farmacologiche sempre migliori e sicure. «E€™ un passo significativo verso la disponibilità  di terapie di genere» aggiunge Franconi. «Sarà necessario ancora tempo per superare le difficoltà  pratiche, tecniche e di investimenti, ma la strada è tracciata. Del resto, sembra perlomeno curioso che in patologie ad altra prevalenza tra le donne, come per esempio l‒osteoporosi, nelle quali le donne rappresentano l’™80 per cento dei malati, le ricerche sui farmaci vengano condotte in grande maggioranza su soggetti di sesso maschile».

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