peste nera: ancora preoccupazioni in Europa per alcuni casi in Madacascar

malattie trasmesse degli animali

topo pesteRimangono ancora vive le preoccupazioni azioni in Europa per la possibilità, che la maggior parte degli studiosi considera remota , di un temuto ritorno della peste nera. Infatti Dopo il rapido divampare dell’epidemia in Madagascar negli ultimi mesi si lamentano solo casi sporadici e subito isolati.Sono tuttavia 39 i morti per l’epidemia di peste nera che ha colpito il Madagascar verso la fine dello scorso ano. I casi accertati da novembre sono 86. Sull’isola la malattia è trasportata dai topi, che vengono cacciati dal loro habitat naturale a causa della deforestazione. I roditori, le cui pulci infettano l’uomo, si spostano verso i villaggi, dove si accumula la spazzatura. Il 90% dei casi riguarderebbe la forma polmonare della malattia, quella più pericolosa e l’unica che viene trasmessa da uomo a uomo tramite la saliva. Il ministero della sanità ha tuttavia tranquillizzato la popolazione, spiegando che sono state prese tutte le misure necessarie. La peste può essere curata, a condizione che gli antibiotici vengano somministrati in tempo.Come ricordano i medici, la malattia uccide rapidamente e la mortalità può raggiungere una percentuale compresa fra il 40 e il 70% per la forma bubbonica. Nella forma polmonare, invece, quella che ha interessato il Madagascar, si arriva fino al 100% se non si interviene già ai primi sintomi. La peste bubbonica si manifesta con una forte febbre e un rigonfiamento dei gangli linfatici, mentre quella polmonare, che risulta dalla migrazione del bacillo nei polmoni, è in grado di portare al decesso in soli tre giorni. Questa malattia trova terreno fertile nei paesi poveri o dove sono in corso conflitti. Sui 21.725 casi recensiti negli anni 2000 nel mondo, 10.500 riguardavano il Congo e 7.200 il Madagascar. Focolai sono stati rintracciati anche in Cina, Perù e Asia centrale. Perfino negli Stati Uniti sono stati scoperti 57 anni in dieci anni. La maggior parte degli storici moderni ritiene che la peste nera, così denominata sia per il colore dei bubboni che per l’aspetto del sangue espulso dai malati con le loro emottisi, si sia sviluppata nel cuore dell’Asia per diffondersi verso oriente e verso occidente lungo le rotte del commercio internazionale. La diffusione della malattia è attribuita alla pulce, “Xenopsilla Cheopis”, che, colpita dal bacillo della peste, “pasteurella pestis” o “bacillodi Yersin”, dal nome del ricercatore svizzero che alla fine dell’ ‘800 lo isolò e lo descrisse per primo in Cina, trasmette al ratto nero o rattus rattus, la specie di roditore più diffusa in Europa nel ‘300, l’infezione. Il bacillo della peste si installa nella parte anteriore dell’apparato digerente della pulce, formando una sorta di blocco che aumenta la capacità dell’insetto di diffondere il contagio per due motivi. Innanzitutto perché la Xenopsilla Cheopis, affetta da fame cronica, continua a mordere incessantemente; inoltre, poiché nel preventricolo si forma un tappo di sangue e bacilli estremamente infetto che viene iniettato direttamente con il morso nel ratto o nell’uomo. A causa della morte dei topi le pulci per sopravvivere si trasferiscono in massa sull’uomo. Esse sono in grado di sopravvivere anche 4-6 settimane in assenza di simbiosi con un animale, viaggiando sugli indumenti o in un sacco di grano. Come altri agenti patogeni, la Yersinia Pestis è diventata un killer di successo poiché è riuscita ad adattarsi imparando ad eludere quasi tutto ciò che cerca di ucciderlo, compresi gli antigeni della pulce e quelli umani, confondendo il sistema immunitario. Il bacillo, tuttavia, trova un ambiente particolarmente favorevole in condizioni di temperatura tra i 10 e i 27 gradi e di umidità di almeno il 60%. Nella trasmissione del contagio tra gli uomini pare che abbia un ruolo accessorio anche la pulce umana, pulex irritans, come serbatoio di diffusione della malattia.

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