neurovegetativo: un mondo fuori dei nostri confini

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neurovegetativo“Sono millecinquecento, circa, in Italia – ci spiega il professor Dino Bramanti ,direttore del centro neurolesi dell’Università di Messina – le persone che si trovano in stato neurovegetativo. Molte di loro torneranno alla realtà, ma questo numero rimane abbastanza stabile, perché ogni anno si verificano almeno 300-500 episodi traumatici, che coinvolgono persone sino al quarantacinquesimo anno di vita”.
Quante di queste persone rimangono nella situazione di Terri Schiavo?
“ E’ difficile dirlo, ma ogni anno in Italia si devono considerare almeno tre o quattro casi del genere. E’ bene ricordare però che è veramente improbabile, per tutti gli altri, la restitutio ad integrum perché spesso si hanno compromissioni di tipo cognitivo e sequele di diversa entità.Ma le “persone senza contatto “ sono percentualmente poche anche la loro sopravvivenza è tutt’altro che breve. Parliamo di almeno quindici anni di vita media, dopo il primo tremendo impatto. Ad esempio il professor Beniamino Andreatta è in coma dal 15 dicembre 1999, e adesso si trova alla Casa dei risvegli di Bologna dove è assistito oltre che dalla moglie Giana dal personale specializzato con gran sollecitudine.”.
Dal punto di vista scientifico quali sono le considerazioni da fare?
“Vorrei ricordare che già nel 2000 la commissione Veronesi, presieduta dal professor Oleari, esaminò il problema in risposta ad un caso di una ragazza di Lecco in coma, per la quale era stata chiesta l’interruzione dell’assistenza. Il tribunale di Milano respinse la domanda e la Commissione Veronesi azzardò un giudizio molto coraggioso e forse temerario, parlando sia pure come ipotesi, di sospensione della terapia, vale a dire dell’alimentazione, un’idea che si sta facendo strada non solo negli Usa, ma anche nel nord dell’Europa:”
E noi italiani?
“Siamo europei, ma siamo anche gente del sud, con una diversa cultura e con una gran tradizione umanitaria. Da noi il trattamento è sempre più umano. Non dimentichiamo tuttavia che se una persona non ha ripreso conoscenza dopo dodici mesi dall’evento traumatico o addirittura dopo soli tre mesi dalla mancanza d’ossigeno al cervello, le sue possibilità di ritornare alla coscienza sono del tutto insignificanti”.
Ma dopo quattro o cinque mesi di immobilità l’individuo diventa completamente immobile…
“Se non ci fosse la riabilitazione che noi eseguiamo in continuazione per evitare appunto queste conseguenze, come le calcificazioni le piaghe del decubito e così via. Ma questo ha un costo notevole è c’è sempre chi chiede di accorciare i tempi di cura. In Inghilterra ad esempio abbreviano certi passaggi che noi invece rispettiamo scrupolosamente.”.
Nel centro neurolesi di Messina quanti casi avete?
“Noi abbiamo 64 letti di cui otto in rianimazione, ma abbiamo continuamente richieste da tutta Italia.
Dove vanno a finire questi pazienti dopo il periodo iniziale in un centro specializzato?
“In genere nelle residenze sanitarie assistite o in istituzioni di carattere religioso. Di centri specialistici per i neurolesi, come il nostro, ce ne sono in Italia circa una decina. Certamente ce ne vorrebbero di più. Ma il loro costo per le Asl è elevatissimo, dal momento che viene praticata una terapia polispecialistica che coinvolge diversissime professionalità. I DRG, i criteri di rimborso delle spese alle Asl, invece, sono assai punitivi: in sostanza ogni giorno di permanenza in queste strutture è ridotto il contributo all’Asl che si fa carico del problema.
Come specialista di casi del genere cosa suggerisce?
“ Posso solo affermare che i casi come quelli di Terri Schiavo sono definiti “minimal responders”. Sembra che guardino le persone che sono vicine, ma noi sappiamo che l’attività biologica è completamente dissociata dalla vita mentale. Il danno in questi casi è irreversibile, anche se non è possibile dimostrarlo scientificamente perchè una percentuale sia pure irrilevante di malati mostra qualche miglioramento. Vorrei ripetere ancora che noi europei del sud abbiamo forse una maggiore sensibilità e di conseguenza un impegno superiore nei confronti di casi del genere”.

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