“Nessun medico dia scandalo” richiamo al Giuramento di Ippocrate

Qualsiasi attività medica fatta ai danni dei pazienti è odiosa e va perseguita in tutte le maniere”.

Così il Presidente della Federazione degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, entra nel dibattito innescato dai fatti cronaca di questi giorni, che vedono, tra l’altro, alcuni medici coinvolti in episodi di corruzione.

Un medico, per essere degno di questo nome, deve seguire la Legge, e deve avere come bussola nei suoi comportamenti il Codice Deontologico e i precetti del Giuramento – continua Anelli -. Ecco, noi giuriamo di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento, contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione; di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona con costante impegno scientifico, culturale e sociale; di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute. Ogni giorno, in ogni momento della nostra vita professionale dobbiamo rinnovare questo giuramento, senza farci ammaliare da facili guadagni se questo vuol dire andare contro al bene del paziente, alla scienza, alla coscienza, alla legge o all’etica”.

“I medici hanno un ruolo prezioso, quello di curare- aggiunge -. Ma se abusano del loro potere, fanno un danno non solo al paziente, ma a tutta la professione e alla sua autonomia, mettendo a rischio anche la sostenibilità del nostro Servizio sanitario Nazionale”.

“Attendiamo con fiducia l’azione chiarificatrice della Magistratura, che sarà propedeutica a quella disciplinare di competenza degli Ordini di iscrizione – conclude Anelli -. La Legge prevede comunque che i sanitari sottoposti a misure restrittive della libertà siano sospesi ‘di diritto’ ex art. 43 dalla loro attività professionale, sino a che persiste il provvedimento restrittivo”.

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