MERIDIANO SANITA’ PROPONE IL “CASE MANAGER”

Non gli si chiede di guarire tutti i mali della Sanità. Ma potrebbe fornire un aiuto prezioso ai tanti pazienti che oggi soffrono della mancanza di un punto di riferimento certo e affidabile quando si tratta di affrontare patologie lunghe e complesse frammiste, come succede soprattutto agli anziani, a problematiche sociali.Si tratta del case manager, una nuova figura professionale che nel Servizio sanitario nazionale avrebbe il compito di valutare e gestire al meglio i singoli casi insieme con il medico di famiglia e, se necessario, il geriatra e altri specialisti del distretto socio-sanitario.

A proporre l’istituzione di questo nuovo – almeno per il nostro Paese –professionista sono gli esperti di alcune delle più importanti Società Scientifiche italiane, riuniti intorno a uno dei tavoli tecnici di Meridiano Sanità, il progetto promosso da Ambrosetti-The European House per mettere a punto una proposta di riforma complessiva dell’assistenza sanitaria.
Le proposte emerse da questo tavolo tecnico sono state presentate oggi nel corso di un incontro, coordinato dal vice-direttore del TG2 Luciano Onder, al quale hanno partecipato: Eugenio Aguglia, presidente della Società italiana di Psichiatria, Antonio Ambrosiani, presidente della Società di Ginecologia e Ostetricia, Roberto Bernabei, presidente della Società di Gerontologia e Geriatria, Achille Patrizio Caputi, presidente eletto della Società di Farmacologia, Franco Cordiano, presidente della Società di Chirurgia, Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale, Roberto La Bianca, già presidente dell’Associazione Italiana Oncologia Medica, Pier Mannuccio Mannucci, presidente della Società di Medicina Interna, Giuseppe Saggese, presidente della Società italiana di Pediatria.

“Solo se c’è una figura professionale che si occupa di lui l’assistito può evitare ‘pellegrinaggi’ da un ufficio all’altro, da un ambulatorio a un altro – spiega Roberto Bernabei – e questo significa innanzitutto risparmiargli inutili disagi – che sono ancora più pesanti quando si tratta di persona anziana. Ecco perché – precisa – abbiamo proposto di creare la figura del case manager, al quale spetterebbe appunto il compito di valutare e gestire i singoli casi, soprattutto quando si tratta di persone con patologie croniche accompagnate da problematiche di ordine sociale (alimentazione, ritiro pensione, igiene personale e domestica etc.) che non possono essere gestite dal medico di medicina generale”. E se qualcuno pensa che questo nuovo professionista comporti un aumento delle spese per il Ssn si sbaglia, perché una conseguenza tutt’altro che trascurabile dell’attività del case manager sarebbe anzi una riduzione dei costi complessivi del sistema proprio perché i servizi sarebbero utilizzati nel migliore dei modi e senza sprechi.

Secondo gli esperti delle Società Scientifiche, infatti, per dare una migliore risposta ai bisogni dei cittadini occorre intervenire principalmente sull’organizzazione, in particolare riequilibrando competenze e investimenti tra ospedale e territorio. Ma già oggi la maggior parte delle Asl italiane gestisce sia strutture ospedaliere sia territoriali e un’adeguata riallocazione delle risorse si potrebbe attuare senza oneri aggiuntivi: così, per esempio, gli infermieri presenti negli ospedali potrebbero essere riutilizzati per servizi da erogare nel territorio.

“Al centro del problema” – conferma Claudio Cricelli – “non c’è tanto la qualità degli operatori quanto piuttosto l’organizzazione dell’intero sistema. E’ questa che, secondo noi, va attentamente rivista, perché una migliore organizzazione non solo permette di dare risposte più pertinenti ai bisogni dei cittadini ma anche di ridurre i costi dei servizi”.

In questa prospettiva va vista anche la proposta del tavolo di spostare nel territorio, e in particolare sul medico di famiglia, alcuni compiti che oggi ricadono sulle strutture ospedaliere, come per esempio il trattamento dei cosiddetti ‘codici bianchi’, cioè i casi di persone che generalmente si rivolgono al pronto soccorso e che invece potrebbero benissimo essere trattate negli ambulatori dei medici di famiglia. Ovviamente questi andrebbero organizzati a questo scopo, anche attraverso forme di associazionismo e passando per la modifica dei contenuti del contratto di lavoro con il Ssn, in modo da facilitare la possibilità di impiegare personale infermieristico e di accedere a finanziamenti che permettano di adeguare gli studi professionali e le loro dotazioni tecnologiche.

I componenti del tavolo delle Società Scientifiche, precisa poi Cricelli, si sono chiesti quale contributo concreto avrebbero potuto dare al Ssn, partendo dai possibili scenari futuri nei quali l’invecchiamento della popolazione e la presenza di malattie croniche assumono dimensioni di assoluto rilievo.

E’ così che è nato l’articolato documento redatto a conclusione delle riunioni di questo gruppo di lavoro tecnico. Ben nove le aree prese in considerazione per venticinque possibili interventi suggeriti: dal finanziamento del sistema alla riorganizzazione del territorio, dalla cura delle cronicità al sistema dell’emergenza-urgenza, dal ruolo del medico di famiglia all’utilizzo delle nuove tecnologie, dalla formazione e valorizzazione del personale del Ssn all’educazione sanitaria del cittadino fino, inevitabilmente, al ruolo delle Società Scientifiche nel nuovo modello di sanità.
Per quanto riguarda l’educazione sanitaria dei cittadini gli esperti del tavolo propongono tra l’altro l’istituzione di un “addetto stampa” delle Società Scientifiche che si faccia portavoce delle loro posizioni rispetto alle notizie veicolate dai media, con i quali – auspicano – andrebbero costruiti rapporti più solidi.
Alle Società Scientifiche, inoltre, andrebbero affidati compiti ulteriori quali: favorire la collaborazione con gli altri provider nei programmi di Ecm (Educazione continua in medicina); promuovere la formazione per le figure professionali sanitarie; standardizzare i percorsi diagnostico-terapeutici; eseguire rilevazioni epidemiologiche ad hoc su specifiche patologie al fine di valutarne i costi.

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