L’ANALISI DEL SANGUE DELLA MADRE SALVA I FETI A RISCHIO DI EMORRAGIA CEREBRALE


“I feti a rischio di emorragia cerebrale oggi si possono salvare con una semplice analisi del sangue della madre”.Lo afferma Claudio Giorlandino, ginecologo, Presidente del Forum delle Associazioni di Diagnostica Genetica e Riproduzione che ha condotto in un anno uno studio su 500 gravidanze dalla 16° fino alla 40° settimana. L’obiettivo è stato quello di studiare i feti con problematiche intrauterine che potessero andare incontro a difetti neurologici causati dalla mancanza di ossigeno dovuta a una placenta non sana. Questa circostanza è tutt’altro che rara: è responsabile di circa il 40% dei difetti neurologici fetali per lo più dovuti ad emorragia cerebrale. Mentre la mortalità neonatale e perinatale si sta riducendo, sempre maggiore, nel mondo occidentale, è la percentuale di bambini che nascono con difetti neurologici dovuti alla sofferenza in utero. Lo studio è servito a realizzata una “curva di normalità” di una particolare proteina alla quale far riferimento per monitorare gravidanze particolari e per decidere se far nascere il bambino prima per evitare che venga al mondo con problemi neurologici. “A svelare se il feto sia a rischio emorragia cerebrale è la proteina S100B che è presente nel sistema nervoso e che aumenta in modo significativo nei neonati che possono rischiare questo tipo di problema – spiega Giorlandino – La proteina in questione passa la barriera placentare tra madre e feto e la si ritrova nel sangue della mamma e nelle sue urine. Attraverso l’esame del sangue della madre, verificando la quantità della proteina in questione, abbiamo la possibilità di decidere se far nascere prima il bambino per evitare che abbia poi problemi neurologici. Nel momento in cui ci accorgiamo che il feto non cresce cominciamo a dosare la proteina associando sempre questo esame alla flussimetria e alla ecografia”.
“Abbiamo deciso di intraprendere questo studio – continua Giorlandino – sulla scia di quello condotto dal neonatologo italiano Diego Gazzolo che aveva evidenziato la presenza di questa particolare proteina nel sangue del neonato. Studiando la quantità della proteina in questione a poche ore dalla nascita si può capire se il piccolo vada incontro a emorragie cerebrali. Noi invece controlliamo la S100B quando il bambino è ancora nella pancia”.“Dal nostro studio – prosegue Giorlandino – sono emerse delle straordinarie potenzialità di questo test. La proteina S100B dosata con il metodo quantitativo dell’RNA proteico ha dimostrato valori di grande aiuto per cogliere quell’incremento che poteva predire il momento esatto in cui si sarebbe passati rapidamente al danno cerebrale nel feto e quindi era necessario far nascere il bambino.”
Nella foto il professor Claudio GIORLANDINO

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