LA BIOCHIMICA DIMOSTRA LE CORRELAZIONI FRA PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI E DEPRESSIONE


Lo studio di alcuni semplici acidi grassi ha permesso per la prima volta di tracciare una linea, non la sola ma che segue un percorso nuovo, tra depressione e patologia cardiovascolare. Grazie all’indagine di alcuni ricercatori del Centro di Biologia molecolare della Fondazione Villa Maria di Cotignola (Ravenna) su un numero limitato di pazienti, è stato dimostrato che i pazienti con cardiopatia cardio vascolare ischemica hanno una composizione di acidi grassi all’interno delle membrane pistriniche (marker biochimici) sovrapponibile a quella di casi di depressione. Se l’indagine dovesse essere approfondita e confermata si tratterebbe della prima dimostrazione ‘biochimica’ della relazione tra patologie cardiovascolari e depressione. Ad annunciarlo a Bologna è stato Massimo Cocchi coordinatore della ricerca e Direttore del Centro di Biologia Molecolare della Fondazione Villa Maria nel corso del Seminario Internazionale ‘Brain and Heart’ presieduto da Kary Mullis premio nobel per la chimica e promosso dal Centro Ricerche Nutrizione Città di Castel San Pietro Terme e da OSC Healthcare L’indagine si è avvalsa di sistemi informatici avanzati (Reti Neurali Artificiali) per la realizzazione di previsioni diagnostiche che si realizzano sulla combinazione dei dati clinici e dei dati biochimici. “Sulla base della composizione degli acidi grassi ottenuta, per tutti i partecipanti allo studio con analisi gascromatografica delle membrane delle piastrine – spiega Massimo Cocchi – abbiamo individuato con il supporto della Rete Neurale Artificiale, una forte correlazione nella composizione di acido palmitico, linoleico ed arachidonico tra casi di depressione maggiore e patologia vascolare” “Specifici rapporti fra gli acidi grassi identificati – commenta Cocchi – determinano un maggiore livello di saturazione della composizione in acidi grassi delle piastrine dei pazienti con patologia cardiovascolare ischemica. Queste modificazioni di membrana potrebbero essere collegate ad una serie di fenomeni (‘attivazione piastrinica’, modificazione della serotonina, mobilizzazione del calcio ionico intracellulare) strettamente coinvolti nella patologia cardiovascolare ischemica”. “Poiché evidentemente non tutti i pazienti con patologia cardiovascolare ischemica sono colpiti da depressione (incidenza di ca. il 40 per cento) è evidente che lo studio andrà ampliato per capire i diversi fattori eziopatogenetici delle due patologie che non si accomunano in questo evento”. Si ritiene che tutti i fattori di mortalità cardiovascolare siano legati ad una serie di disordini mentali, comportamentali e psicologici. Molti studi dimostrano che la sola depressione è associata con almeno un raddoppiamento di rischio cardiovascolare, indipendentemente dall’età e da altri fattori di rischio cardiaco. Ma la relazione fra depressione e malattia cardiaca è reciproca con ciascuna di esse che si mutua reciprocamente la morbilità e la mortalità. La disabilità acuta che subentra dopo una cardiopatia, oltre alla perdita di un ruolo sociale e di indipendenza, è associata con una sostanziale incidenza di depressione maggiore.Dall’altro lato l’associazione di fattori quali l’apatia, la perdita di attività fisica, l’incapacità a smettere di fumare, l’abuso di alcool e l’ipercolesterolemia con la depressione predispongono l’individuo alla malattia cardiaca .Studi epidemiologici recenti dimostrano che la depressione rimane uno dei fattori più significativi di predizione della mortalità all’interno dei pazienti sopravvissuti allo stroke e fra quelli affetti da patologia cardiovascolare. Fra i fattori che legano la depressione alla patologia cardiovascolare viene evidenziato il fenomeno dell’attivazione piastrinica e la serotonina.La proteina di trasporto della serotonina e le regioni promotrici del trasporto di legame della serotonina sono condivise dalle piastrine e dai neuroni cerebrali così da attendersi sia effetti centrali che periferici. L’attivazione piastrinica è significativamente più elevata fra i pazienti depressi sia in presenza che assenza di malattia cardiaca.“Tutto questo dimostra l’esistenza di una via comune all’evento ischemico sia a livello cerebrale che cardiaco attraverso cui la depressione, più per via psicologica che comportamentale, aumenta la mortalità

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