IL TUMORE DEL RENE VIENE DISTRUTTO CON LA CRIOTERAPIA


Primo intervento in Italia di ablazione di un tumore del rene con crioterapia di terza generazione invece che con l’utilizzo della tradizionale – e più invasiva – tecnica chirurgica. L’intervento – mai avvenuto in precedenza nel nostro paese – è stato eseguito presso l’Università di Tor Vergata da una equipe formata dal professor Giuseppe Vespasiani, Direttore del Dipartimento di Urologia della Facoltà di Medicina della Università di Tor Vergata e Direttore della Scuola di Specializzazione in Urologia, coadiuvato dal dott. Pierluigi Bove, dello stesso istituto, in collaborazione con il prof. Fernando Kim, urologo esperto in questo tipo di interventi della Colorado University di Denver giunto nella capitale per coordinare questo primo caso.Non più tagli sull’addome, cicatrici evidenti e lunghi decorsi post operatori: con la crioterapia i fastidi per il paziente con un tumore del rene (di dimensione non superiore ai 4 centimetri) sono ridotti al minimo. Con un risparmio in termini di sofferenza il malato e per la spesa sanitaria, poiché i tempi di degenza sono ridotti al minimo: il paziente viene dimesso il secondo giorno dopo l’intervento. Il procedimento, applicato da tempo dal prof. Kim e da altri urologi americani e già in uso, con successo, in altri paesi europei tra cui Spagna e Inghilterra, si basa sul ‘congelamento’ del tessuto, che va incontro a necrosi, attraverso una apparecchiatura di terza generazione, chiamata SeedNet Gold, che sfrutta le proprietà di alcuni tipi di gas e l’applicazione esterna attraverso particolari aghi congelanti miniaturizzati , detti CryoNeedles. La macchina e la procedura, brevettate dall’azienda Oncura, offrono vantaggi evidenti, consentendo una procedura d’intervento non invasiva e più rapida. “Non ci sono controindicazioni per questo tipo di procedura – spiega il professor Kim – e l’attività che il Centro di Ricerca che sta per nascere dalla collaborazione tra la nostra università di Denver e quella romana di Tor Vergata dovrà potenziare la capacità di intervento dell’apparecchiatura SeedNet Gold su neoplasie di dimensioni più consistenti, superiori cioè all’attuale standard di 4 centimetri come massimo.” “Questo progetto – aggiunge il prof. Vespasiani – si inserisce nella più generale attività di sviluppo della Università di Tor Vergata in generale e del Policlinico in particolare.

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