I FANGHI DI ABANO PERMETTONO DI RIDURRE L’IMPIEGO DI FARMACI ANTINFIAMMATORI


Reumatismi, artrite e artrosi, ma anche tensione muscolare, magari derivata da sforzo o cattiva postura, sono patologie o semplici disturbi che molti hanno sperimentato almeno una volta. Il dolore che ne consegue colpisce le articolazioni in particolare le ginocchia, ma anche i muscoli del collo e soprattutto la schiena.Nei momenti critici, si ricorre spesso a farmaci antinfiammatori, come i FANS, che, grazie ai loro principi, agiscono proprio attenuando l’infiammazione e dunque il dolore.Esiste però un metodo alternativo, che secondo le evidenze scientifiche, permette di ridurre l’utilizzo dei farmaci e che risulta salutare anche ‘per lo spirito’. Sono le cure termali e, in particolare, quella che viene definita la ‘fangoterapia’.“I disturbi osteoarticolari, come il mal di schiena, sono tra i più diffusi. Si calcola infatti che più di 10 milioni di italiani ne soffrano – afferma Simona Bellometti, Direttore scientifico del Centro Studi Termali Pietro D’Abano e docente alla Scuola di specializzazione in Idrologia Medica dell’Università di Pavia – I fanghi e i bagni termali apportano dei benefici, ora dimostrati da evidenze scientifiche, poiché interagiscono con i mediatori di infiammazione, come i tradizionali antinfiammatori (FANS), e danno risultati più duraturi sia sulla contrattura muscolare che sul sintomo doloroso riducendolo significativamente”.I FANS sono attualmente i medicinali più usati: la percentuale di popolazione di osteo-artrosici che ricorre a questi farmaci oscilla tra il 59% e l’84%. “Il ricorso ai FANS, sia a carico del paziente che del Sistema Sanitario Nazionale, è molto consueto. – spiega Antonio Fatigati, responsabile dell’Unità Operativa Progetti Sperimentali di Assistenza Primaria della Regione – Tuttavia, da uno studio condotto dalla Regione Lombardia su un campione di 1.115 assistiti, è emerso che coloro che si sottopongono a fangoterapia per le patologie osteo-articolari ne traggono un notevole vantaggio. Infatti, i pazienti sottoposti a questo trattamento termale, nei mesi successivi, hanno mostrato una riduzione del 10% di utilizzo dei FANS, che si è protratta per più di un anno dal trattamento. Questo dato è confortante ed è di stimolo per ulteriori approfondite analisi del rapporto costo-beneficio delle cure termali”.“Il fango termale usato negli stabilimenti delle Terme Euganee, – spiega Alberto Lalli, Direttore Centro Studi Termali Veneto Pietro d’Abano – per l’esattezza nelle stazioni di Abano e Montegrotto, ha una particolare peculiarità, determinata dalla presenza di specifiche microalghe (diatomee e cianoficee) e, soprattutto, cianobatteri, come l’ETS-05 che produce sostanze glicolipidiche dotate di elevata attività antinfiammatoria, senza effetti collaterali, anche dopo ripetuti trattamenti. Il fango termale euganeo gode di brevetto europeo. Il ciclo di cura consigliato di solito è di 12 fanghi più 12 bagni terapeutici, oppure solo 12 bagni terapeutici. Sarà comunque il medico del Centro Termale a indicare la terapia più idonea”.Non bisogna dimenticare, inoltre, che la fangobalneoterapia può limitare il danno a carico della cartilagine, tipico bersaglio dell’infiammazione presente nei pazienti colpiti da dolori alle articolazioni. “Con un ciclo di fangobalneoterapia – precisa Bellometti – è stato possibile mettere in evidenza, tramite gli studi condotti dal nostro Centro, un’importante riduzione del livello del PGE2 e di altre importanti sostanze che sono coinvolte nel processo di degrado e d’infiammazione del tessuto cartilagineo. Tra l’altro è opportuno sottolineare che con il trattamento a base di fanghi non sono stati riscontrati effetti collaterali paralleli a danno dell’apparato gastrointestinale, cosa che può invece verificarsi quando si usano FANS in maniera continuativa”.

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