GLI ACE INIBITORI POSSONO RIPARARE IL RENE E ADDIRITTURA RIGENERARE I TESSUTI MALATI


Uno studio che si potrebbe definire sensazionale per le sue prospettive,realizzato dal Mario Negri di Bergamo pubblicato su Kidney International (organo ufficiale della Società Internazionale di Nefrologia) di questi giorni dimostra che il trattamento prolungato con un farmaco che appartiene alla categoria degli “inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina” (normalmente usati per abbassare la pressione arteriosa) può riparare il rene e rigenerare, almeno in parte, il tessuto malato in un modello animale di malattia renale progressiva. I ricercatori del Dipartimento di Bioingegneria, guidati da Andrea Remuzzi, hanno impiegato una nuova tecnica di ricostruzione tridimensionale di immagini digitali. Lo studio ha permesso di scoprire che il trattamento non solo fa regredire le lesioni, ma aumenta in modo cospicuo il tessuto sano.
Questi risultati aprono una nuova strada nella terapia delle malattie renali croniche. Mentre fino ad ora si è cercato di rallentare la velocità di riduzione della funzione renale per allontanare nel tempo la necessità di ricorrere alla dialisi o al trapianto, oggi sembra possibile riuscire a fare regredire il danno renale al punto da recuperare la funzione renale. Nel commento all’articolo il Dr. Jaap A. Joles dell’Università di Utrecht suggerisce che questo studio apre nuove strade per la ricerca sui meccanismi mediante i quali sia possibile riparare i tessuti, in particolare quelli del rene, attraverso la rigenerazione dei capillari o la loro riorganizzazione.
È possibile che cellule staminali del midollo osseo riescano ad arrivare al rene e a formare nuovi capillari che sostituiscono, nel tempo, il tessuto danneggiato dalla malattia. Sapere che i tessuti possono rigenerarsi è importante non solo per le malattie renali, ma potrà avere applicazioni per tutta la medicina dell’insufficienza d’organo (cuore, fegato, pancreas).

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