FUNGHI OCULARI CAUSATI DA LENTI A CONTATTO: NECESSARIA LA SUPERVISIONE CONTINUA DELL’OCULISTA PER EVITARE GRAVI PATOLOGIE DELL’OCCHIO


In riferimento alla notizia che a Trieste ad un paziente, portatore di lenti a contatto, e’ stato diagnosticato un fungo all’occhio, il ‘fusarium”‘ la Società Oftalmologica Italiana (SOI) ricorda che se non si seguono scrupolosamente le istruzioni per una corretta manutenzione delle lenti a contatto si può incorrere facilmente in gravi complicanze agli occhi.Tra le cause più comuni che favoriscono l’insorgere di complicanze vi sono: mani non perfettamente pulite ed asciugate, eccessivo invecchiamento del contenitore, eccessivo invecchiamento delle lenti, scarsa informazione ai portatori sulla corretta esecuzione della manutenzione e sulla pericolosità delle soluzioni per la manutenzione aperte da molto tempo e non perfettamente conservate.Al primo segnale di irritazione o rossore insolito i medici oculisti consigliano di sospendere immediatamente l’uso delle lenti a contatto e consultare il medico oculista per individuare le cause.Raramente il portatore di lenti a contatto si rivolge al medico oculista per una visita e per i successivi controlli ma spesso in caso di problemi si rivolge purtroppo all’ottico. “Questa situazione è anche dovuta – spiega il Dott. Matteo Piovella, Segretario della SOI – al fatto che gli italiani pensano che effettuare una visita dall’ottico equivalga ad una visita medica oculistica l’unica in grado di attestare lo stato di salute degli occhi”“Il primo interlocutore –ribadisce il Dott. Piovella -deve essere il medico oculista. Infatti è compito specifico del medico oculista informare i portatori di lenti a contatto sull’importanza della corretta manutenzione – spiega il Dott. Piovella – ed è anche compito dell’oculista quello di accertarsi che non sussistano controindicazioni all’utilizzo delle lenti a contatto sia a livello oculare quali allergie, scarsa lacrimazione, ostruzione delle vie lacrimali, alterazioni della superficie oculare sia a livello generale quali anemie, diabete, endocrinopatie, assunzione di farmaci.In previsione dell’applicazione di lenti a contatto e’ necessario infatti un approfondito esame da parte del medico oculista che valuterà sia le modalità d’uso delle lenti, a seconda della professione e dell’ambiente di lavoro, sia l’esistenza di eventuali patologie oculari o sistemiche che potrebbero controindicare o limitare la scelta delle stesse.”Se le lenti a contatto non sono utilizzate secondo le indicazioni, non sono regolarmente sostituite, non sono sottoposte a scrupolosa manutenzione determinano col passare del tempo modificazioni della superficie oculare che se non diagnosticate e trattate tempestivamente portano alla comparsa di complicanze oculari alcune delle quali anche molto serie – spiega il prof. Pasquale Troiano – presidente della Società Italiana di Contattologia Medica (SICoM). Infatti – continua il prof. Troiano – il Decreto Legislativo 46 del 24 febbraio 1997 classifica i dispositivi medici in quattro classi crescenti col grado di invasività: I, IIa, IIb, III. Le lenti a contatto e i sistemi per la loro manutenzione sono considerati dispositivi medici invasivi di classe IIb, (nella classe III ci sono le protesi che vengono impiantate all’interno dell’organismo come, ad esempio, il cristallino artificiale e le valvole cardiache) in quanto in grado di modificare radicalmente l’anatomia e la fisiologia della superficie oculare e pertanto debbono essere indicate dal medico

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