FARMACI: ZEVALIN, UNA RIVOLUZIONE NELLA CURA DEI LINFOMI

Zevalin, un nuovo rivoluzionario metodo di approccio al problema dei linfomi non Hodgkins, costituisce una fondamentale innovazione nella cura di queste gravissime patologie, in costante espansione in tutto il mondo. I linfomi sono i tumori del sangue sono infatti sempre più frequenti. Colpiscono il sistema linfatico, da cui originano, poi, più o meno rapidamente, possono diffondersi agli altri organi e tessuti dell’organismo. Nei paesi occidentali la loro incidenza è calcolata in 10 nuovi casi ogni 100.000 abitanti, mentre si calcola che nell’Unione Europea vengano diagnosticati 70.000 nuovi casi l’anno. Inoltre, per cause ancora sconosciute, l’incidenza del linfoma non Hodgkin aumenta ogni anno del 4%.
Dice il Prof. Sergio Amadori, Presidente della Società Italiana di Ematologia e Cattedratico dell’Università “Tor Vergata” di Roma: “I linfomi maligni sono forme molto eterogenee. Noi ne distinguiamo, essenzialmente, due tipi principali: i linfomi di Hodgkin e i linfomi non Hodgkin.
Si tratta di malattie completamente diverse, istologicamente ben distinte, e di conseguenza, da sottoporre ad un programma terapeutico del tutto specifico. Tra i linfomi maligni, la cui frequenza è andata via via aumentando, vi sono sicuramente i non Hodgkin, che rappresentano il gruppo di gran lunga più numeroso nell’ambito di questa patologia”.
A loro volta i linfomi non Hodgkin si dividono in due categorie: gli indolenti e gli aggressivi. “Nel vasto panorama dei tumori, – aggiunge il Prof. Sante Tura, Professore di Ematologia all’Università di Bologna, il linfoma è oggi considerato una malattia guaribile. Paradossalmente, i linfomi più aggressivi, sono i più guaribili, perché la loro aggressività dipende dal numero di cellule in proliferazione e, come è noto, maggiore è il numero di cellule in questa fase del ciclo cellulare e più efficace diventa l’azione dei nostri farmaci. Al contrario, i linfomi a bassa aggressività, permettono al paziente una vita lunga, ma rimangono nascosti e difficilmente sono eradicabili con scarsa sensibilità di fronte alle terapie”.

Ma quali sono le cause dei linfomi? Sono purtroppo ancora sconosciute, tuttavia si conoscono alcuni fattori di rischio: l’età (aumentano con gli anni) il sesso (colpiscono di più gli uomini), l’immunodeficienza o la presenza di malattie autoimmuni, alcuni virus, certe sostanze chimiche (solventi, pesticidi, fertilizzanti).
Ma come si curano i linfomi? Lo spiega il Prof. Pier Luigi Zinzani, Professore Associato di Ematologia e Oncologia Medica dell’Università di Bologna: “La terapia dei linfomi non Hodgkin a basso grado o indolenti ha dato risultati discreti con la chemioterapia convenzionale fino alla fine degli Anni ’90. In seguito, con l’avvento del primo anticorpo monoclonale, la strategia terapeutica ha tratto indubbi vantaggi.
Associando chemioterapia e anticorpo monoclonale (anti-CD20) è migliorata nettamente la percentuale di risposte, e di conseguenza, la percentuale di pazienti che, non presentando dopo 3/5 anni una ripresa della malattia, possono essere considerati guariti. Questo primo anticorpo monoclonale ha praticamente segnato l’era dell’immunoterapia”.
Disponendo di un anticorpo monoclonale molto valido nei linfomi, si è pensato di agganciargli un qualche cosa che potenziasse la sua attività. Si è pensato quindi ad un radioisotopo perché i linfomi non Hodgkin sono di base radiosensibili. Lo spiega il Dott. Emilio Bombardieri, Presidente dell’Associazione Italiana di Medicina Nucleare e Imaging Molecolare e Direttore dell’U.O. Medicina Nucleare dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano: “La terapia con radioisotopi costituisce una peculiarità della medicina nucleare. Con i radioisotopi si realizza una radioterapia interna, localizzata agli organi interessati. Nella terapia l’anticorpo monoclonale si fissa ad un antigene del tumore portando con sé il radioisotopo: è sicuramente un trattamento efficace, che comporta tossicità ed effetti collaterali scarsi e poco frequenti, ben sopportati dal paziente, con rischi oggi ben conosciuti e controllabili”.

Da tutto ciò è nata una terapia mirata, intelligente dei linfomi. Precisa il Prof. Zinzani: “Dall’idea alla pratica, ed è nato il farmaco radioimmunoconiugato (Zevalin) composto dall’anticorpo monoclonale anti-CD20 e dal radioisotopo ittrio-90. Il farmaco fornisce queste potenzialità terapeutiche: da una parte l’immunoterapia, dall’altra un’efficacia radioterapeutica diretta esclusivamente sulle cellule neoplastiche”.
Il farmaco è stato dapprima autorizzato dalla FDA per gli Stati Uniti e successivamente dall’EMEA per l’Europa. Da poco è a disposizione anche in Italia, dove peraltro è stato oggetto di studi clinici approfonditi presso diversi centri specializzati, al pari di quanto avvenuto all’estero. Aggiunge il Prof. Tura: “Il nostro bagaglio terapeutico si è recentemente arricchito di un farmaco veramente innovativo per la cura dei linfomi: Zevalin (ittrio-90 + ibritumomab tiuxetano). I risultati finora conseguiti sono ritenuti molto soddisfacenti dalla comunità scientifica. Anche nei casi in cui altri farmaci avevano fallito, si è riscontrato una regressione del 70/80% dei linfomi a basso grado di aggressività e del 50% di quelli ad alta aggressività”.
Il Dott. Sergio Liberatore, Amministratore Delegato della Schering S.p.A., ha ricordato come l’impegno di Schering in campo oncologico risalga a trent’anni fa e come Schering dal settore dei tumori solidi abbia saputo estendere la propria offerta terapeutica a quello dei tumori ematologici; “Zevalin (ibritumomab tiuxetano) rappresenta un notevole passo avanti rispetto alle terapie esistenti perché l’anticorpo monoclonale viene coniugato con una molecola radioattiva (ittrio-90), che conferisce all’anticorpo di base una maggiore e specifica capacità di distruggere le cellule malate”.
Nel ricordare come, nel 2004, il Gruppo Schering abbia deciso di perseguire una forte politica di sviluppo del proprio settore oncologico, il Dott. Liberatore ha aggiunto: “Diversi sono gli ambiti verso cui si dirige la ricerca Schering. Le nuove strategie terapeutiche in corso di studio vanno nella direzione di aumentare le opzioni di trattamento, la loro efficacia e sicurezza, migliorando la qualità della vita per i pazienti colpiti da tumore”.

Annunci

Commenta per primo

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.