embrione ibrido uomo-pecora: perchè ?

E’ stato annunciato alla comunità scientifica lo sviluppo di una chimera UOMO-PECORA che è sopravvissuta per 28 giorni in laboratorio e in utero di pecora.

L’ibrido è stato ottenuto introducendo cellule staminali adulte “riprogrammate” nell’embrione di pecora, che poi è stato lasciato crescere per 28 giorni, il massimo per cui l’esperimento aveva ottenuto l’autorizzazione, di cui 21 nell’utero di un animale.

Il pubblico si può domandare a cosa serva realizzare una chimera tra un uomo e una pecora ? In realtà questo progresso biotecnologico permetterà, in un tempo ritenuto da molti fra i 10 e i 35 anni, la produzione degli organi da destinare al trapianto.

In questo esperimento la percentuale di cellule umane non ha raggiunto un rapporto 1 a 100 che serve per arrivare alla possibilità di avere un intero organo.

La strada si sta aprendo per la possibilità di avere reni e fagati compatibili con il ricevente che cosi può evitare la immunoterapia soppressiva a cui sono sottoposti i pazienti trapiantati. Ma, ovviamente, questo si può applicare virtualmente o ogni tipo di organo pancreas, cuore, ecc.

Infatti grazie a queste chimere geneticamente compatibili con il sistema immunitario di chi riceve il trapianto si riduce di molto il rischio del rigetto.

Bruce Whitelaw, professore di biotecnologie animali presso il Roslin Institute di Edimburgo – dove è stata creata la pecora Dolly – è ancora lunga la strada prima di coltivare organi umani ​​in altri animali, ma l’ultima ricerca è “un importante passo avanti per scoprire se le pecore offrono un’opzione” valida per il “progetto ‘chimerico’“. L’approccio con le pecore-chimera è diverso dallo xenotrapianto, in cui un organo appartenente a un’altra specie viene impiantato nell’uomo. In quest’ultimo caso, infatti, resterebbe il problema del rigetto.

Nel 2018 si utilizzano gli ovini hanno anche alcuni organi, come cuore e polmoni, più simili ai nostri e di dimensioni analoghe. La ricerca su scimmie e maiali comunque continua.

Il problema, parallelo che occupa la ricerca, è individuare e prevenire la diffusione di eventuali virus, importati dalla specie donatore, che possano attaccare l’uomo.

Ricordiamo, infatti, che negli anni la strada degli Xenotrapianti in cui tanto hanno investito case farmaceutiche e ricerca pubblica si siano dovuti fermare di fronte a questa possibilità.

a integrazione di quanto detto si può leggere anche l’articolo di uno degli Autori il Prof. Hiromitsu Nakauchi :

https://www.nature.com/articles/nature20573

Il comunicato originale dell’ “American Association for the Advancemente of the Science”:

https://www.aaas.org/

La posizione dell’ Pontificia Accademia per la Vita:

http://www.academyforlife.va/content/pav/it/projects/human-genome-editing.html

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