COGNETTI : IL FUMO E’ LA PRIMA CAUSA DI MORTE FACILMENTE EVITABILE


Ormai è risaputo che esiste un chiaro rapporto dose-effetto tra la quantità di sigarette fumate e il tumore al polmone. E questo vale anche per il fumo passivo Quali sono, dunque i motivi che determinano questa pericolosità del fumo? Lo domandiamo al professor Francesco Cognetti direttore scientifico dell’istituto dei tumori Regina Elena di Roma e Past president dell’Aiom l’associazione degli oncologi italiani. “La ragione è molto semplice: il fumo contiene numerose sostanze che agiscono sia direttamente che indirettamente nei bronchi. Per fare qualche esempio, sono cancerogeni diretti gli idrocarburi aromatici policiclici e le nitrosamine (i derivati dell’ammoniaca usati nella lavorazione delle sigarette). I fenoli e le aldeidi (contenuti nella carta) si sono invece dimostrati fattori indiretti: contribuiscono cioè alla trasformazione delle cellule in senso tumorale. Il fumo di sigaretta rappresenta un fattore predisponente allo sviluppo del cancro e più lungo è il tempo di esposizione e più aumenta la possibilità di contrarre il tumore.Per queste ragioni credo che la legge antifumo, in vigore da poco più di un anno, sia un vanto per il nostro Paese, citata come esempio dallo stesso Parlamento di Strasburgo, che ha presentato un rapporto intitolato ‘Lifting the smokescreen: 10 reason for a smoke free Europe’, in cui sollecita tutti i Paesi membri ad adottare una legislazione che bandisca il fumo da ogni luogo pubblico, bar e ristoranti compresi. Nel rapporto si legge, tra l’altro, che il 96% della popolazione interessata è soddisfatta e che gli stessi fumatori, nell’80% dei casi, ritengono che bandire il fumo dai locali pubblici sia una buona idea.
Come valutate voi oncologi questa legge?
Noi oncologi avevamo salutato con favore questo provvedimento, malgrado ci fosse un certo scetticismo sulla reale incidenza di una normativa di divieto sulla popolazione. Invece i risultati, stando ai dati diffusi dall’ISTAT e dal Ministero della Salute, sono incoraggianti, anche se è indispensabile un intervento mirato soprattutto nelle scuole, a partire da quelle dell’obbligo, dove c’è il primo contatto con la sigaretta.
Quali sono i concreti risultati?
Alcuni dati che mi sembrano significativi sono pubblicati nell’ultimo rapporto ISTAT. Nel periodo dicembre 2004-marzo 2005 i fumatori in Italia erano 11 milioni e 221 mila, pari al 22,3% della popolazione di oltre 14 anni: il 28,5% degli uomini e il 16,6% delle donne. L’età media in cui gli uomini cominciano a fumare è più bassa rispetto a quella delle donne (17,6 contro 19,5). I fumatori abituali (coloro che fumano tutti i giorni) sono 1’89,7% del totale dei fumatori e il 20,3% della popolazione e consumano mediamente 14,8 sigarette al giorno. La quota dei “forti fumatori” (20 e più sigarette al giorno) è pari al 37,1% dei fumatori abituali. Il 21,9% ha dichiarato di aver tentato di smettere di fumare nei 12 mesi precedenti l’intervista. In particolare confrontando la quota registrata nel dicembre 2004 con quella di marzo 2005, tra i fumatori adulti (30-59 anni) si evidenzia un incremento di circa 4 punti percentuali di tentativi di smettere (dal 19,7% al 23,6%).Oltre la metà dei fumatori (51,9%) in Italia dichiara di fumare da 20 anni e più. E gli anni di esposizione al fumo si sa rappresentano un importante fattore di rischio per la salute.
Chi è che cerca di smettere di fumare?
“La percentuale di coloro che tentano di smettere di fumare è più elevata tra chi non fuma abitualmente (28,4%) che tra chi fuma tutti i giorni (21,3%). I forti fumatori sono quelli che più raramente tentano di interrompere l’abitudine al fumo (19,6% contro 24,1% delle persone che fumano meno di 10 sigarette al giorno).”
Quali sono le sue conclusioni?
“Vorrei concludere con le parole dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che definisce il fumo di tabacco “la prima causa di morte facilmente evitabile”. Responsabile ogni anno nel mondo della morte di 4,8 milioni di persone di cui circa 650.000 nella sola Unione Europea e oltre 80.000 nel nostro Paese. In base a statistiche e calcoli matematici un uomo che fuma ha 23 volte più probabilità di ammalarsi di cancro al polmone di uno che non fuma, mentre per le donne il pericolo è 13 volte maggiore. Di contro, se un tabagista smette di fumare, il rischio di sviluppare la malattia si riduce progressivamente: dopo 10-15 anni le possibilità che si ammali sono identiche a quelle di una persona che non ha mai fumato.

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