CESVI: fenomento del maltrattamento infantile

L’Indice inquadra il fenomeno del maltrattamento infantile nel nostro Paese analizzando i rischi a cui sono esposti i bambini, il contesto in cui i genitori vivono e i servizi per la cura e la prevenzione nelle regioni italiane.

Il Nord stacca il Mezzogiorno: bene Emilia Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Ultima la Campania.

Si stima che siano quasi 6 milioni, tra bambini e adulti, i soggetti maltrattati in Italia[2]: una proiezione parziale, in quanto il maltrattamento all’infanzia è un fenomeno ancora sommerso e non adeguatamente studiato su base nazionale. L’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia, presentato da Cesvi, nell’ambito della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi #LiberiTutti, in collaborazione con il Dipartimento delle Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla presenza, di Ermenegilda Siniscalchi – Capo Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di Giovanna Messere – Funzionario Ufficio Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, e della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, offre un’analisi territoriale prendendo in esame i rischi per i bambini, le politiche, i servizi e il contesto delle singole regioni italiane.

L’Indice mette in evidenza, soprattutto, la persistenza di forti disparità tra il Nord e il Sud del nostro Paese. Ultima posizione per la Campania, seguita da Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata e Molise. Sono queste le regioni che presentano le maggiori criticità e le condizioni più sfavorevoli rispetto alle probabilità dei bambini di subire maltrattamenti. Male anche l’Abruzzo e il Lazio. Tra le regioni dove si registra, invece, il miglior livello di benessere complessivo dei bambini, spicca l’Emilia-Romagna seguita da Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.

Il maltrattamento sui bambini è la conseguenza ultima, estrema e troppe volte drammatica, di una situazione di disagio che coinvolge le figure genitoriali e il contesto familiare, ambientale e sociale nel quale i bambini crescono. L’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia confronta per i bambini maltrattati e per gli adulti maltrattanti due livelli di analisi ed è il risultato dell’aggregazione di 65 indicatori relativi ai fattori di rischio e ai servizi offerti sul territorio. L’Indice offre una chiave di lettura delle principali determinanti sociali, demografiche, economiche, sanitarie e sociali, analizza i fattori di rischio e di vulnerabilità al maltrattamento nell’infanzia e li sintetizza attraverso un indicatore che propone una classifica decrescente tra le regioni italiane a partire da quelle che presentano sia minori rischi di maltrattamento per l’infanzia sia un sistema di politiche e di servizi territoriali adeguato a contrastare e prevenire il problema. Emergono nell’Indice quei fattori di rischio che creano presupposti importanti per scatenare il maltrattamento dei bambini nelle famiglie, come ad esempio l’elevato livello di povertà, il basso livello di istruzione dei genitori, il consumo di alcol e di droghe da parte dei genitori, la disoccupazione, lo svantaggio socioeconomico, etc. Con riferimento a questi indicatori di contesto, si passa poi ad analizzare quali servizi i territori mettano a disposizione in termini di politiche di prevenzione e di cura, rilevandone quindi l’efficacia e la capacità concreta di intervento.

«Nel quadro delle emergenze sociali, il maltrattamento dei bambini è il fenomeno forse peggiore, non solo per la sproporzione di forze tra il maltrattante e il maltrattato e per il tradimento della fiducia che i più piccoli ripongono negli adulti, ma anche per le conseguenze che si producono sulla salute dei maltrattati nel medio-lungo termine, sul loro equilibrio psico-fisico e, più in generale, su tutta la società. Gli ex bambini maltrattati – dichiara Daniela Bernacchi, CEO&General Manager Cesvi – sono gli adulti di oggi che vivono sopportando un pesante fardello di dolore che influenza il loro modo d’essere, e spesso scaricano sui figli il proprio disagio. Si viene a generare così un circuito vizioso di trasmissione intergenerazionale, che solo un intervento esterno, quale ad esempio quello dei servizi pubblici, può interrompere».

I bambini e le bambine sono maltrattati soprattutto nell’ambiente che più di tutti dovrebbe garantire loro sicurezza e protezione. Tra il 60% e il 70% dei bambini/e tra i 2 e i 14 anni di età ha vissuto episodi di violenza in casa. Al maltrattamento, inoltre, si accompagna spesso la trascuratezza: nel mondo il 16,3% dei bambini è vittima di negligenza fisica e il 18,4% di trascuratezza emotiva[3]. Gli effetti della trascuratezza possono manifestarsi con un ritardo nel raggiungimento delle principali tappe evolutive con disturbi dell’apprendimento oppure con un atteggiamento di eccessiva ricerca di affetto e attenzione da estranei (e il conseguente rischio di esposizione ad altri abusi), una forte chiusura e una sfiducia verso l’altro.

«Attraverso questo Indice regionale – prosegue Daniela Bernacchi, CEO&General Manager Cesvi – vogliamo riportare l’attenzione su una serie di misure da adottare, tra cui la necessità di dare vita a una Legge Quadro Nazionale sul maltrattamento dell’Infanzia creando strumenti normativi e amministrativi che facilitino la costruzione di politiche intergenerazionali di prevenzione del maltrattamento dei minori. A ciò si aggiunge l’importanza di destinare risorse specifiche alla prevenzione e alla cura di questo fenomeno e di migliorare l’efficacia e l’efficienza della distribuzione delle risorse già esistenti».

 

MEZZOGIORNO INDIETRO PER CURA E PREVENZIONE DEL MALTRATTAMENTO INFANTILE

Campania ultima in Italia (20esima sia per contesto che per servizi) nella cura e nella prevenzione al maltrattamento seguita da Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata e Molise. I risultati relativi alle ultime 4 regioni per le quali l’indicatore totale ha restituito le maggiori difficoltàCampania, Calabria, Sicilia e Puglia – confermano una difficoltà strutturale del sistema rispetto a questa tematica. Male anche l’Abruzzo e il Lazio (rispettivamente al 14esimo e al 13esimo posto). Tra le regioni “reattive” si posiziona la Sardegna (con alto livello di servizi, nonostante l’alta criticità del contesto). Tra quelle “virtuose” – con una situazione di contesto e un’offerta di servizi al di sopra della media – Emilia-Romagna, Veneto, Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Toscana. Tra le regioni “stabili” si collocano il Trentino-Alto Adige e la Lombardia che, a fronte di criticità ambientali basse, rispondono con un sistema di servizi più basso della media nazionale.

Al primo posto nelle sei diverse capacità le seguenti regioni: l’Emilia-Romagna per quanto riguarda i servizi dedicati alla capacità di cura e di lavorare; il Friuli-Venezia Giulia per la capacità di accedere alle risorse; il Trentino-Alto Adige per la capacità di acquisire conoscenza e sapere; la Valle D’Aosta per la capacità di vivere una vita sicura e la Liguria per la capacità di vivere una vita sana.

 Dall’Indice emerge come i servizi siano più presenti nelle regioni in cui ci sono meno rischi. Al contrario, nei territori dove i fattori di rischio sono più critici si possono osservare servizi particolarmente deboli. Le politiche locali sono molto autonome, non strettamente dipendenti dal contesto nel quale operano e paiono, piuttosto, il frutto di continui negoziati politici e sociali nei territori. «Considerata la rilevanza delle differenze territoriali – ha proseguito Daniela Bernacchi, CEO&General Manager Cesvi – è auspicabile il varo di politiche di prevenzione e cura in un confronto Stato-Regioni specificamente dedicato al maltrattamento dei bambini, oltre alla creazione di un sistema informativo sul fenomeno fondato su strumenti di monitoraggio e di rilevazione puntuale dei dati». L’Indice è validato da un Comitato Scientifico composto da Donata Bianchi – Istituto degli Innocenti, Gianmario Gazzi – Presidente Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali e Maria Giuseppina Muratore – Istat.

 

DAL TRENTINO ALTO ADIGE ALLA CALABRIA: SINTESI DEI PRINCIPALI INDICATORI DI VULNERABILITÀ DEI BAMBINI AL MALTRATTAMENTO E DEI FATTORI DI RISCHIO DEGLI ADULTI POTENZIALMENTE MALTRATTANTI

Gli indicatori sulla vulnerabilità dei bambini al maltrattamento e dei fattori di rischio degli adulti potenzialmente maltrattanti forniscono gli strumenti per individuare aree critiche e best practice. La regione che presenta meno elementi di vulnerabilità per i bambini è il Trentino-Alto Adige, seguita da Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia. Ultime sono Puglia, Sardegna e Basilicata (rispettivamente in 20esima, 19esima e 18esima posizione). Eppure allo stesso tempo, all’interno dei singoli indicatori, il Trentino-Alto Adige ha un posizionamento negativo per obesità giovanile, la Valle d’Aosta per gravidanze precoci e il fumo in età giovanile, il Lazio per il consumo di alcol (binge drinking), la Calabria per il tasso di consumo di cannabis tra gli adolescenti.

 

Per quanto riguarda i fattori di rischio degli adulti potenziali maltrattanti, il Trentino-Alto Adige è la regione con le condizioni più favorevoli grazie alla soddisfazione della popolazione per la propria vita e per le relazioni familiari (1a posizione), un basso indice di separazioni (3a posizione), un elevato numero di donne che utilizzano metodi contraccettivi e un basso numero di famiglie mono-genitoriali. Il Trentino-Alto Adige ha il miglior posizionamento anche per gli indicatori di stato psicologico e salute mentale, ma resta indietro per il rischio correlato all’abuso di alcol. Il Veneto, secondo nella classifica generale, è la regione in cui si registrano meno casi di depressione mentre il Friuli-Venezia Giulia, che condivide con il Trentino-Alto Adige un elevato rischio di consumo di alcolici (18esima posizione), registra buoni risultati per l’indice di salute mentale (3a posizione).

 

LA CAMPAGNA #LIBERITUTTI

La campagna #Libertutti – a cui si può contribuire dal 1 al 10 giugno con un sms da 2 euro o chiamata da rete fissa da 5 o 10 euro al 45535 – mira a sostenere la rete IoConto di Cesvi attiva con un programma di prevenzione e cura nelle città di Bergamo e provincia, Napoli (VII municipalità) e nell’Unione dei Comuni della Bassa Sabina con un coordinamento tra Roma e Rieti. Le attività prevedono spazi d’ascolto per bambini e ragazzi, interventi specialistici per la cura del trauma, supporto ai genitori in condizioni di vulnerabilità, rafforzamento del ruolo protettivo della comunità e formazione di operatori specializzati. I partner locali sono rispettivamente il Consorzio Fa, la cooperativa sociale Il Grillo Parlante e l’Associazione Bambini nel Tempo.

Il valore della donazione è di 2 euro per ogni SMS inviato da cellulari Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Coop Voce e Tiscali. È di 5 euro per le chiamate da rete fissa PosteMobile, TWT e Convergenze, e 5 e 10 euro da rete fissa TIM, Wind Tre, Fastweb, Vodafone e Tiscali.

Partner della campagna sono Rai Responsabilità Sociale e La7.

 

LiberiTutti_Indice_Maltrattamento_Cesvi

Summary_Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia

 

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