ASCO: NIVOLUMAB migliora la sopravvivenza nel melanoma resecato stadio III-IV

Nivolumab è l’unica terapia immuno-oncologica a dimostrare una superiorità rispetto al controllo attivo in questa popolazione di pazienti

I risultati aggiornati rappresentano il più lungo follow-up di qualsiasi inibitore di PD-1 nel trattamento adiuvante del melanoma

Bristol-Myers Squibb Company (NYSE: BMY) ha presentato i risultati aggiornati dello studio di Fase III CheckMate -238 che ha valutato nivolumab rispetto a ipilimumab in pazienti con melanoma in stadio IIIB/C o IV ad alto rischio di recidiva dopo resezione chirurgica completa. Nei risultati aggiornati dello studio, nivolumab ha continuato a mostrare una sopravvivenza libera da recidiva (RFS) – endpoint primario dello studio – statisticamente più lunga, pari al 62,6%, vs 50,2% con ipilimumab (HR 0,66; p < 0,0001) a un follow-up minimo di 24 mesi in tutti i sottogruppi chiave, inclusi gli stadi di malattia e lo stato di mutazione BRAF.
Nessun nuovo dato di sicurezza è emerso dall’analisi a 24 mesi. Come precedentemente riportato nell’analisi a 18 mesi, nivolumab ha dimostrato un tasso significativamente più basso di eventi avversi che hanno portato alla sospensione del trattamento (9,7% nel braccio con nivolumab vs 42,6% nel gruppo trattato con ipilimumab) e di eventi avversi legati al trattamento di grado 3-4 (14,4% dei pazienti nel braccio con nivolumab vs 45,9% in quelli trattati con ipilimumab).
I risultati sono stati divulgati nella sessione ‘Melanoma/Skin Cancers’ del congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago (Abstract #9502).
“Il più ampio uso di agenti immuno-oncologici ha cambiato il panorama del trattamento contro il cancro e, con l’avanzamento della ricerca, siamo in grado di estendere l’uso di questi agenti alla terapia adiuvante del melanoma per aiutare a prevenire la recidiva di malattia”, ha sottolineato il Dr. Jeffrey S. Weber, principal investigator di CheckMate -238. “I risultati del follow-up a 24 mesi dello studio, il più lungo per un qualsiasi inibitore di PD-1 in ambito adiuvante, continuano a supportare decisamente il beneficio di nivolumab in molti stadi del melanoma e stato di mutazione BRAF.”
Arvin Yang, M.D., Ph.D., development lead, melanoma and genitourinary cancers, Bristol-Myers Squibb, ha affermato: “I dati aggiornati dello studio CheckMate -238 continuano a indicare che il trattamento adiuvante nel melanoma può cambiare il decorso della malattia prevenendo le recidive e la progressione a uno stadio più avanzato”.

Dati addizionali dello studio CheckMate -238 presentati al Congresso ASCO 2018

In questo studio, nivolumab ha mostrato una RFS superiore rispetto a ipilimumab, indipendentemente dallo stadio della malattia, dall’espressione di PD-L1 o dallo stato di mutazione BRAF, con tassi di RFS del 62,6% con nivolumab rispetto al 50,2% con ipilimumab nella popolazione ‘intent-to-treat’. Nei pazienti con melanoma in stadio IIIB, i tassi di RFS a 24 mesi con nivolumab erano pari al 70,8% vs 60,7% con ipilimumab; nei pazienti con melanoma in stadio IIIC, i tassi di RFS erano pari al 58,0% con nivolumab vs 45,4% con ipilimumab; e nei pazienti con melanoma in stadio IV, i tassi di RFS con nivolumab erano pari al 58,0% vs 44,3% con ipilimumab. Nei pazienti con melanoma BRAF mutato, i tassi di RFS con nivolumab erano pari al 61,9% vs 51,7% con ipilimumab; nei pazienti con melanoma BRAF ‘wild-type’, nivolumab ha mostrato una RFS pari al 63,5% vs 46,2% con ipilimumab.

Lo studio CheckMate -238
CheckMate -238 è uno studio in corso di fase III, randomizzato, in doppio cieco, che ha valutato nivolumab versus ipilimumab in pazienti sottoposti a resezione chirurgica completa di un melanoma in stadio IIIB/C o stadio IV. Lo studio ha randomizzato 906 pazienti 1:1 a ricevere nivolumab 3 mg/kg ogni due settimane (453 pazienti) o ipilimumab 10 mg/kg (453 pazienti) ogni tre settimane per 4 dosi e successivamente ogni 12 settimane a partire dalla settimana 24. I pazienti sono stati trattati fino a recidiva di malattia, tossicità inaccettabile o ritiro del consenso fino a un anno. Endpoint primario era la RFS definita come il tempo intercorso tra la randomizzazione e la data della prima recidiva, un nuovo melanoma primario o la morte. Dopo aver raggiunto l’endpoint primario, lo studio proseguirà per valutare la sopravvivenza globale, un endpoint secondario.

Terapia adiuvante del melanoma
Il melanoma è classificato in cinque categorie di stadiazione (stadio 0 -4), sulla base delle caratteristiche in situ, dello spessore e ulcerazione del tumore, se il cancro si è esteso ai linfonodi e quanto lontano dagli stessi si è propagato.
Il melanoma in stadio III ha raggiunto i linfonodi regionali, ma non si è ancora diffuso ai linfonodi a distanza o ad altre parti del corpo (metastatizzato) e richiede la resezione chirurgica del tumore primario e dei linfonodi coinvolti. Alcuni pazienti possono essere anche trattati con terapia adiuvante. Malgrado l’intervento chirurgico e il possibile trattamento adiuvante, la maggior parte dei pazienti manifestano recidiva di malattia e progressione alla malattia metastatica. Entro cinque anni, la maggioranza dei pazienti in stadio IIIB e IIIC (rispettivamente il 68% e 89%) manifestano recidiva di malattia.

Nivolumab
Nivolumab è un inibitore del checkpoint immunitario PD-1 che è stato progettato per potenziare il nostro sistema immunitario al fine di ristabilire la risposta immunitaria anti-tumorale. Rinforzando il sistema immunitario contro il cancro, nivolumab è divenuto un’importante opzione di trattamento per molti tipi di tumore.
Il programma globale di sviluppo di nivolumab si basa sulle conoscenze scientifiche di Bristol-Myers Squibb nel campo dell’immuno-oncologia e include un’ampia gamma di studi clinici, in tutte le fasi della sperimentazione, compresa la fase III, in molti tipi di tumori. Ad oggi, nel programma di sviluppo clinico di nivolumab sono stati arruolati più di 25.000 pazienti. Gli studi clinici con nivolumab hanno contribuito ad approfondire le conoscenze sul potenziale ruolo dei biomarcatori nella cura dei pazienti, in particolare nel modo in cui essi possano beneficiare di nivolumab in condizioni che presentano diversi livelli di espressione di PD-L1.
A luglio 2014, nivolumab è stato il primo inibitore del checkpoint immunitario PD-1 al mondo ad aver ottenuto l’approvazione dalle Autorità Regolatorie. Attualmente è approvato in più di 60 Paesi, inclusi gli Stati Uniti, l’Unione Europea e il Giappone. A ottobre 2015, la combinazione di nivolumab e ipilimumab è stato il primo regime in campo immuno-oncologico a ricevere l’approvazione dalle Autorità Regolatorie per il trattamento del melanoma metastatico ed è attualmente approvata in più di 50 Paesi, inclusi gli Stati Uniti e l’Unione Europea.
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