antibatterico comunissimo può danneggiare la salute: è contenuto in tutti i saponi, detersivi, shampoo e dentifrici

ricerca

saponePotrebbe rappresentare un serio rischio per la salute favorendo addirittura lo sviluppo si batteri, come ad esempio lo stafilococco aureo nel naso, un comunissimo antibatterico utilizzato ovunque in saponi, shampoo, dentifrici, detersivi e altri detergenti . Si tratta di composto del cloro più esattamente di un derivato dal clorurato del fenolo, il triclosano. Lo suggerisce uno studio condotto presso la University of Michigan secondo cui potrebbe favorire infezioni nasali. In precedenza un’altra ricerca scientifica pubblicata sulla rivista mBio, della American Society for Microbiology, aveva aggiunto un ulteriore aspetto negativo ai tanti che già sono in circolazione sul conto de lo stesso triclosano, che è diffuso in saponi, detergenti per corpo e per ambienti domestici, e cosmetici, tanto che lo si ritrova anche nei liquidi biologici (come urina e latte materno).Il prodotto è conosciuto con vari nomi commerciali ma è sempre basato su un composto a base di cloro. In pratica è un prodotto antibatterico che viene utilizzato per ottenere un’attività antisettica e disinfettante in diversi ambiti. Infatti si trova per esempio, in saponi, dentifrici, collutori, cosmetici, deodoranti e detersivi per la casa; si trova perfino nei vestiti, tappeti, giocattoli, sacchi della spazzatura e molto altro. Tuttavia questo triclosano è da diverso tempo oggetto di varie polemiche, anche sul web ed, inoltre, un recente studio condotto su modello animale e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, (noto con la sigla PNAS), ha fornito ulteriori argomenti di riflessione sulla sicurezza di questa sostanza. Difatti alcuni ricercatori dell’University of California-Davis School of Veterinary Medicine ritengono che il Triclosano possa essere una preoccupazione sia per l’ambiente che per la salute. Al riguardo il professor Isaac Pessah, principale autore dello studio, ha spiegato: “Il Triclosano si trova praticamente in tutte le case ed è diffuso nell’ambiente. Questi risultati forniscono una forte evidenza che la chimica è fonte di preoccupazione per la salute umana ed ambientale”. In sostanza i chili di Triclosano che ogni anno vengono prodotti e che finiscono nell’ambiente sono circa un milione. Oltretutto se ne ritrovano tracce sia nei corsi d’acqua, nelle falde acquifere e negli organismi acquatici come i pesci e le alghe. Alcune tracce sono state rinvenute anche nelle urine umane, nel sangue e perfino nel latte materno. E dunque si trova praticamente dappertutto, ed i suoi effetti sono in parte sconosciuti. Quindi per riuscire a comprendere al meglio quali effetti può avere questa sostanza sulla salute, i ricercatori hanno esposto un gruppo di topi da laboratorio e di cellule in provetta a delle dosi di Triclosano. I risultati di questi esperimenti hanno mostrato che le cellule muscolari erano influenzate dal Triclosano che ne comprometteva le funzioni; nello specifico le cellule in provetta di muscolo cardiaco hanno mostrato una compromissione nella funzione, compresa quella del battito cardiaco. Allo stesso modo sono risultate compromesse nella corretta funzione le fibre muscolari e quelle scheletriche, così come i movimenti muscolari in generale. Mentre i test condotti sui topi da laboratorio hanno mostrato una riduzione della forza muscolare del 18%, ovvero una percentuale assai significativa, che durava fino ad un’ora dopo la somministrazione della sostanza in dose singola. Per di più i topi esposti al Triclosano hanno sofferto di una riduzione della funzionalità cardiaca del 25% già dopo 20 minuti dall’esposizione alla sostanza chimica. In tal proposito il cardiologo Nipavan Chiamvimonvat, coautore dello studio, ha concluso dichiarando: “Gli effetti delTriclosano sulla funzione cardiaca erano davvero drammatici”. Comunque in Italia l’utilizzo del Triclosano, a differenza di altri Paesi, è regolamentato; difatti nei cosmetici è consentita una concentrazione massima pari allo 0,3%. Tuttavia una bassa percentuale in un unico prodotto non basta poiché si deve fare i conti con la somma della presenza in tutti gli altri. Perciò è possibile che l’esposizione sia maggiore di quanto le norme prevedano, e questo espone le persone a rischi per la salute che al momento non sono state quantificate, ma che appaiono quantomeno inquietanti.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*