al paziente onere di dimostrare la colpa del medico in un presunto caso di malasanità

Dal 2015 spetta al paziente dimostrare la colpa del medico in un presunto caso di malasanità.
Il principio è stato ribadito dalla I Sezione civile del Tribunale di Milano, in una sentenza (n.1430 del 2 dicembre 2015) relativa a un’accusa di danno subito da un bambino sottoposto a intervento neurochirurgico. Il Tribunale, sottolinea l’Ordine dei medici meneghino, “ha riconfermato precedenti sentenze secondo le quali il medico, anche quando opera all’interno di una struttura, non ha un rapporto ‘contrattuale’ con il paziente. Pertanto, se dall’atto medico discende un danno, l’onere della prova spetta al paziente e la prescrizione è quinquennale. Al contrario il paziente continua ad avere con la struttura un rapporto di tipo contrattuale da ‘contatto sociale’, e quindi spetta alla struttura provare il proprio corretto adempimento e la prescrizione è decennale”.

L’interpretazione della legge Balduzzi del 2012, quindi, prevede che non sia più il medico a dover provare la propria correttezza professionale, ma è il paziente che deve provare la colpa del medico.

Questo tipo di sentenza, nel momento in cui diventasse orientamento corrente della Magistratura a livello nazionale, tutelerebbero meglio sia i pazienti e sia il servizio sanitario pubblico, perché farebbero venir meno alcune delle ragioni della cosiddetta ‘medicina difensiva’”.

Negli ultimi anni molti medici non si sono più limitati a praticare solo le linee guida e le buone pratiche accreditate dalle comunità scientifica, ma si sono ‘difesi’ richiedendo esami diagnostici non necessari per il paziente e particolarmente onerosi per il servizio sanitario, oppure semplicemente rifiutano di trattare i casi più complicati e a rischio denuncia. Il fenomeno, secondo i dati del Ceis Tor Vergata, costa in Italia “10 miliardi di euro all’anno: circa lo 0,75% del Pil.

Trovare un nuovo equilibrio tra tutti gli attori in gioco che sono alla base della “medicina difensiva” è un obiettivo del legislatore che sulle spalle del medic e del suo operato, continua a far lievitare i premi delle compagnie assicurative verso il privato e a rendere non solvibili i premi assicurativi delle Aziende o dei grossi istituti di cura. Senza considerare come prolifera il mondo degli avvocati specilizzati nel settore e dei periti. Se a questo si aggiunge il ritardo con cui questa macchina “giustizia” si muove e produce una sentenza (…anche 10 anni!).

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