Al Festival della Scienza Medica di Bologna: premio nobel per la chimica Robert LEFKOWITZ: COME FUNZIONA LA PAURA?

Si  è tenuta il  4 maggio la lectio magistralis sui recettori della membrana cellulare
la cui scoperta è valsa a Lefkowitz il massimo riconoscimento nel 2012

Battito cardiaco accelerato, metabolismo stimolato, respiro più rapido: è la risposta del nostro organismo ad uno stimolo di paura, attivata da una scarica di adrenalina. Per far sì che questa reazione si inneschi è necessaria l’azione combinata dei milioni di cellule che costituiscono il nostro corpo: un’azione possibile solo grazie ai sensori dislocati sulla loro superficie e al loro interno. Era il 1968 quando Robert J. Lefkowitz, fresco di laurea alla Columbia University, riuscì a visualizzare in loco, marcandoli attraverso isotopi radioattivi, i recettori in grado di agire come mediatori tra l’ormone, nella fattispecie l’adrenalina, e la cellula, svelando uno dei rompicapi che i biologi e i chimici del Ventesimo secolo avevano tentato invano di risolvere.

Incontro con lo scienziato ripercorrerà le e le tappe di una storia di ricerca personale di 50 anni: dalla scoperta del recettore dell’adrenalina, il cosiddetto recettore β-adrenergico, al disvelamento di una nutrita e complessa famiglia di sensori, l’esistenza dei quali fino ad allora era controversa e messa in discussione. Dalla dopamina alla serotonina, dall’acetilcolina all’istamina, i recettori scoperti da Lefkowitz sono in grado di mediare la risposta della cellula e dell’organismo a queste sostanze e più in generale agli stimoli esterni che essi codificano, regolando tutti i processi fisiologici nella nostra specie. I recettori accoppiati alle proteine G sono il mezzo attraverso il quale le cellule percepiscono il loro ambiente: prima degli studi di Lefkowitz e Kobilka gli scienziati conoscevano i potenti effetti degli ormoni sull’organismo, ma non sapevano in che modo essi comunicassero con le cellule. Dopo averlo identificato nel 1968, il team di ricerca di Lefkowitz e Kobilka ha cercato di isolare il gene che codifica per il recettore β-adrenergico nel genoma umano, scoprendo che il recettore era simile a un fotorecettore. C’era dunque un’intera famiglia di recettori che si somigliano e funzionano nello stesso modo. Nel 2011, Kobilka ha raggiunto un altro notevole risultato, ottenendo un’immagine del recettore β-adrenergico nel momento in cui è attivato da un ormone e invia un segnale nella cellula. I risultati di entrambi gli scienziati sono fondamentali anche dal punto di vista terapeutico: oggi numerosi farmaci raggiungono il loro effetto proprio attraverso i recettori accoppiati alle proteine G.

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