acido urico: nemico subdolo

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Aumentano anche in Italia le riunioni di esperti patrocinati tra l’altro dallla benemerita Fondazione Menarini il cui obbiettivo é di confermare che non soltanto la presenza di elevati livelli di acido urico ha un ruolo nella comparsa di problemi circolatori, come la gotta, ma che rappresenta anche un fattore di rischio per eventi cardiovascolari e malattie renali, soprattutto in pazienti con ipertensione, insufficienza cardiaca e diabete.
Il numero di pazienti a cui viene diagnosticata la gotta è incrementato negli ultimi due decenni. La gotta è una seria malattia cronica e debilitante causata dal deposito di acido urico nelle articolazioni e rappresenta la forma più comune di artrite infiammatoria. La patologia colpisce oltre 15,8 milioni di persone nei Paesi occidentali, Stati Uniti e Giappone inclusi. Sebbene le stime parlino di circa 13 milioni di italiani con l’uricemia oltre la norma, la maggior parte non lo sa perché pochi la controllano, pochissimi di routine: appena il 2% della popolazione sa che cosa sia l’acido urico o l’ha mai misurato, mentre il 70% di chi ha misurato almeno una volta l’uricemia non ripete il test, oppure lo ripete di rado.La medcina più moderna e aggiornata in questi ultimi tempi ha intrapreso con grande attenzione  un ampio spettro di indagini scientifiche il cui obiettivo é quello di confermare che non soltanto la presenza di elevati livelli di acido urico hanno  un ruolo nella comparsa di problemi circolatori, come la gotta, ma che rappresenta anche un fattore di rischio per eventi cardiovascolari e malattie renali, soprattutto in pazienti con ipertensione, insufficienza cardiaca e diabete.
Il numero di pazienti a cui viene diagnosticata la gotta è incrementato negli ultimi due decenni. La gotta è una seria malattia cronica e debilitante causata dal deposito di acido urico nelle articolazioni e rappresenta la forma più comune di artrite infiammatoria. La patologia colpisce oltre 15,8 milioni di persone nei Paesi occidentali, Stati Uniti e Giappone inclusi.
Sebbene le stime parlino di circa 13 milioni di italiani con l’uricemia oltre la norma, la maggior parte non lo sa perché pochi la controllano, pochissimi di routine: appena il 2% della popolazione sa che cosa sia l’acido urico o l’ha mai misurato, mentre il 70% di chi ha misurato almeno una volta l’uricemia non ripete il test, oppure lo ripete di rado. il prerequisito fondamentale, il valore non deve superare i 7 mg/dl con articolazioni normali, ma per esempio se c’è artrosi si scende a 6,2. “L’invecchiamento della popolazione, associato anche a comorbilità e uso di farmaci quali diuretici e acidoacetilsalicilico a basse dosi, è una delle cause dell’aumento della gotta” prosegue Punzi. Crescono però i casi in giovani donne che abusano di diuretici per perdere peso. “L’altra associazione più importante è con l’ipertensione e l’obesità, ma anche con la sindrome metabolica (incremento di prevalenza di sei volte), o con una funzione renale compromessa. In causa sono poi fattori alimentari; ci sono anche fattori genetici”. Per la dieta, favoriscono iperuricemia e gotta soprattutto l’alcol, specie come birra che aumenta l’uricemia perché ricca di purine; l’ampio uso di fruttosio come dolcificante, eccessi di carne rossa, crostacei e salumi. Questi fattori possono scatenare attacchi acuti, ma anche il digiuno, o traumi compresi interventi chirurgici, o farmaci ipouricemizzanti. Per la prevenzione è utile anche l’esercizio fisico, sotto forma del semplice camminare almeno mezz’ora al giorno, e come cibi è bene privilegiare latte e formaggi magri, cereali (non con crusca), carne bianca, frutta e verdura con eccezioni (come pomodori e lattuga), bere un litro e mezzo di acqual al giorno, aspartame come dolcificante.
Spesso la prima fase della malattia è asintomatica, nell’evoluzione successiva si manifestano attacchi acuti con fasi intercritiche, poi diventano più frequenti fino ad arrivare alla forma cronica o tofacea, con i dolorosi rigonfiamenti detti tofi. Tipica è la manifestazione a livello dell’articolazione dell’alluce, in quanto periferico e a bassa temperatura; gli attacchi sono molto dolorosi, soprattutto notturni, si risolvono anche spontaneamente entro 5-10 giorni ma poi se non s’interviene ritornano sempre più di frequente. “Nella forma classica è ben riconoscibile ma specie nell’anziano può presentarsi in forma più moderata e in articolazioni diverse dall’alluce (come caviglie e ginocchia), manifestazioni come la mano cosiddetta a colpo di vento fanno sì che la si confonda con l’artrite reumatoide e la si tratti di conseguenza. La diagnosi precisa, necessaria per evitare l’evoluzione futura, si fa aspirando liquido sinoviale o dai tofi se c’è gia cronicizzazione e ricercando la presenza dei cristalli di urato”. Per il trattamento, oltre alle azioni sui fattori di rischio e le comorbilità, l’obbietivo è scendere sotto i 6 mg/dl di uricemia; il farmaco più usato è l’allopurinolo che però  in una quota di pazienti può dare effetti indesiderati, ora è  stato approvato  un nuovo farmaco non purinico ben tollerato e utilizzabile anche in questi casi.

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